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Rapporto tra Cessione del Quinto e Previdenza Complementare

Cessione del quinto e previdenza complementare: distinzione in caso di cessazione del rapporto di lavoro

 

Era il 2007 quando la Covip interveniva sul rapporto tra cessione del quinto e previdenza complementare, concludendo che la rendita e la eventuale quota in capitale di un fondo pensione possono essere ceduti, fino ad un quinto, al netto delle ritenute fiscali e del trattamento minimo INPS.

In tal caso, l’iscritto deve impegnarsi contrattualmente verso l’istituto a non richiedere anticipazioni del fondo di previdenza complementare (fatta eccezione delle anticipazioni per spese sanitarie), per la quota del quinto dovuta. A seguito di un interpello del Ministero del Lavoro del dicembre 2008, si forniscono ulteriori specifiche sul tema, in particolare sull’eventuale tfr dato in garanzia.

Infatti, nella cessione, garanzie accessorie possono essere la stipula di una polizza assicurativa (in caso di morte o infortuni) oppure fornire in garanzia il TFR maturando (a copertura del rischio di cessazione del rapporto di lavoro). Nell’ipotesi in cui si scelga l’opzione di fornire il TFR in garanzia, occorre tenere conto delle possibili implicazioni contrattuali collegate, in caso di inadempimento contrattuale.

Cessione del quinto e previdenza complementare: distinzione in caso di cessazione del rapporto di lavoro

La scelta del lavoratore di aderire ad una forma pensionistica complementare implica un cambiamento nel soggetto depositario del TFR, che diviene la forma pensionistica stessa al posto del datore di lavoro. Quindi cambia il soggetto depositario della garanzia.

In caso di cessazione del rapporto di lavoro occorre distinguere tra:

  1. cessazione senza avere maturato il diritto alla pensione;
  2. cessazione con diritto di pensione.

Cessazione senza avere maturato il diritto alla pensione

Nel primo caso, il fondo pensione (o l’iscritto stesso, in sede di presentazione della richiesta di riscatto) dovrà chiedere all’istituto mutuante il benestare alla liquidazione, nel caso in cui il debito sia stato estinto. Se il credito non è estinto, la forma previdenziale liquida all’Istituto mutante anche l’intero importo dovuto, fino all’ammontare del credito residuo.

Cessazione con diritto di pensione

Nel secondo caso, si chiede comunque il benestare alla liquidazione. Nell’ipotesi più remota che il credito non sia stato estinto, essendo le prestazioni pensionistiche sottoposte agli stessi limiti di cedibilità delle pensioni obbligatorie, la forma pensionistica complementare può liquidare all’Istituto mutuante il quinto della prestazione in capitale, fino all’estinzione del debito residuo.

Riflessioni finali

Il Ministero del Lavoro ha precisato che, in caso di estinzione del debito mediante escussione della garanzia, la società creditrice può rivalersi sia sul TFR depositato presso il datore di lavoro sia sul TFR depositato presso il fondo pensione; pertanto, è possibile ipotizzare che l'Ente Creditore invii la richiesta di escussione della garanzia ad entrambi i soggetti.

È anche vero che se la quota accantonata in azienda fosse sufficiente a coprire il debito residuo, sarebbe più tutelante per il cliente, richiedere l’escussione al datore di lavoro, piuttosto che intaccare il fondo previdenziale, riducendo la maturazione delle prestazioni previdenziali.

Occorre dire che qualunque modifica normativa che possa differire in termini di tempo o di importo l’utilizzo del TFR può creare conseguenze nel caso di destinazione del TFR a garanzia di una cessione del quinto. Infatti, a seguito della possibilità di usufruire di una quota di TFR in busta paga, da aprile 2015 al giugno 2018, per permettere al lavoratore di ottenere nello stipendio mensile un livello di reddito più elevato, coloro che hanno usufruito di una forma di finanziamento tramite la cessione del quinto con vincoli sul TFR non possono richiederla.

Seguono gli articoli:

- "Cessione del quinto: estinzione anticipata di un finanziamento"

-  "La cessione del quinto fa il pieno di ricorsi in ABF"

 

A cura di Compliance Journal

 

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